Moena, la fata delle Dolomiti 🗻🏕🌨🌲🌹🦋

Sempre con immenso piacere ritorno in Val di Fassa, incantevole dipinto naturale dai colori nitidi e sinceri, nella splendida regione del Trentino.

Nel mese di Dicembre è sempre tutto più bello, in questi paesini di montagna si respira aria natalizia e il paesaggio diventa fatato. D’altro canto, non sarebbe la regione delle fate, folletti e gnomi!🧝🏻‍♀🧚‍♀🧚🏻‍♂🧙‍♀🤶🏻

Con un’ottima posizione, esattamente al confine tra le valli di Fiemme e Fassa, Moena è il primo dei 18 comuni che formano la Ladinia e uno degli 11 che costituiscono la Val di Fiemme.

Considerato un paese magico, trasmette un incorporea serenità, dove le tradizioni culinarie si mescolano alle leggende montane.

Le materie prime sono di altissimo livello e la carne ha un sapore differente, rispetto ad altri posti dove sono stata. Non sono una grande mangiatrice di salumi e di carne suina in genere, ma lo speck che fanno in Trentino è davvero unico🥓.

Per non parlare dei formaggi, in particolare il “Puzzone di Moena”🧀 il suo sapore è pungente soprattutto in base alla stagionatura, non adatto a tutti i palati, ha un gusto deciso e raffinato. Buonissimo il miele🍯, quest’anno ho voluto provare il raro e pregiato miele di Rododendro. Considerato un elisir naturale, fa parte dei presidi SLOW FOOD. Dal sapore dolce e delicato, cresce solo in alta montagna e presenta molteplici proprietà. Due parole anche sulle meraviglie del bosco🍇🍒🍓; senza dubbio, non hanno niente a che vedere con la frutta che troppo spesso troviamo in giro. Credo di non aver mai visto dei mirtilli così grandi come quelli di Moena👀 sembrano chicchi d’uva!

Mi sono soffermata sul cibo perché ne vale veramente la pena, i trentini ci tengono alle loro zone e alla qualità degli alimenti, per questo motivo è importante scrivere e dare un contributo personale, in primo luogo per la catastrofe avvenuta a Novembre. Un tornado ha distrutto migliaia di alberi, stroncando le basi dei tronchi. Uno scenario disastroso che non verrà risanato per molto tempo.

La mia compagna di viaggio ha scritto un’ interessante recensione nel suo blog “lognomodicrema.com” sul ristorante stellato “Malga Panna”, a cui a dato nome all’articolo. Vi invito a leggerlo perché è capace e mette del suo anche con le foto, stuzzicando la curiosità e l’appetito! 🤗🍽🍾🥂👩‍🍳🥘

La leggenda di Re Laurino e le montagne tinte di rosa🌹🏔

Secondo la leggenda, sul Catinaccio, dove in primavera, si intravede una grande chiazza di neve racchiusa in una sorta di catino, si custodiva il giardino di rose di Re Laurino. Ecco perché in tedesco il Catinaccio si chiama Rosengarten, cioè Giardino delle Rose.

Re Laurino regnava su un popolo di nani minatori, grandi cercatori di cristalli, argento e oro. Il Re possedeva armi magiche: una cintura che gli dava la forza di 12 uomini e una coppa che lo rendeva invisibile.

Un giorno il Re dell’ Adige decise di maritare la bellissima figlia Similde e invitò tutti i nobili di zona, tranne Re Laurino. Questo lo disturbò a tal punto da recarsi comunque alla cerimonia ma come ospite invisibile.

Quando vide Similde se ne innamorò all’ istante e la rapí caricandola in sella al suo cavallo.

Tutti i pretendenti si lanciarono subito all’ inseguimento per riportare indietro la bella principessa. Arrivati davanti al Giardino delle Rose, il Re si mise la cintura per sconfiggere gli uomini ma fallì. Così prese la coppa e iniziò a saltellare in mezzo alle rose, credendo di non essere visto; le sue rose, però, lo tradirono con il loro movimento e fu catturato.

Laurino irritato da tale destino, gettò una maledizione sul Rosengarten: “Ne di giorno, ne di notte, nessun occhio umano avrebbe più ammirato la sua bellezza”.

In questo triste finale c’è un risvolto positivo; Re Laurino dimenticò il tramonto e l’alba che da allora fanno risplendere il Catinaccio di altrettanta rara bellezza.

 

Nelle foto sottostanti potete ammirare un raro esemplare di “barboncino toy delle nevi!😂😂🐩❄⛄la temeraria Morgana♥

E non si ritorna mai a casa senza qualche nuovo amico😊

Meteora, un luogo che arriva dallo Spazio

Un posto davvero assurdo quasi magico, che mi ha colpita come una meteora😂😀😉 è il paese di Meteora, nella Grecia del nord. Il suo nome significa letteralmente “In mezzo all’aria” dal greco “META” in mezzo a” e “AER” aria. È una località insolita, piovuta dal cielo, dove si respira spiritualità e il contatto con Dio sembra più vicino.

La sensazione che si percepisce arrivando verso Meteora è peculiare.. dopo chilometri di strada quasi tutta uguale, si scorgono da lontano le grandi rocce dalle bizzarre forme, estese verso l’alto.

Situata nella pianura della Tessaglia, nelle vicinanze della cittadina di Kalambaka, è un importante centro della chiesa ortodossa, oltre ad essere una famosa meta turistica definita patrimonio dell’ umanità dall’UNESCO.

In molti parlano di strani fatti accaduti nella zona, alcuni sostengono di aver visto luci volteggiare sopra le meteore, per poi sparire nel nulla con velocità.

La mia esperienza è stata positiva, ho sentito una sorta di protezione, anche se devo ammettere che ho avuto l’impressione, di essere in parte in un paesaggio non terrestre e a tratti dentro al set di Jurassic Park. Indubbiamente l’imponenza delle meteore si sente molto, incutendo quel minimo di concitazione che comunque ci sta😵😉

Fulcro di preghiera, è sede di uno dei principali raggruppamenti di Monasteri della Grecia, secondo solo a quello del Monte Athos ( luogo incantevole, praticamente inaccessibile, in particolar modo alle donne)

I primi insediamenti risalgono all’ XI secolo con i primi eremiti, successivamente si formò una comunità estesa di monaci asceti.

Dei ventiquattro monasteri, ormai solo sei sono ancora oggi abitati. Due di questi abitati da suore.

Non riesco a non pensare all’enorme fatica nell’ erigere i Monasteri a picco sulle rocce, la sola idea mi fa soffrire di vertigini.. come d’altronde la visita al Monastero di Aghia Triada (Monastero della Santa Trinità ), il più antico tra quelli di Meteora, costruito nel 1476, si trova sulla cima di una delle rocce a più di 400 metri.

Gli altri cinque Monasteri anche questi aperti ai visitatori, sono:

. Sacro Monastero del Grande Meteoron

. Sacro Monastero di Varlaam

.Sacro Monastero di Rousanou – Santa Barbara

. Sacro Monastero di San Nicholas Anapausas

. Sacro Monastero di Santo Stefano

Non mi sono soffermata perché io ne ho visti solo due e quando ci tornerò potrò parlarne in modo più dettagliato. Per ora parleranno le fotografie, come sempre scattate personalmente, foto che ho fatto rischiando di volare di sotto!!😱🏔🕊

Vorrei risolvere insieme a voi cari lettori🤓📚, un dubbio amletico che ormai mi attanaglia da anni..

Nella foto qui sotto, io vedo un muso scolpito nella roccia…non voglio influenzare nessuno, per cui non vi dico cosa vedo io👀 ma sono quasi certa delle vostre risposte!!😬🤔❓ Confrontate voi stessi e fatemi sapere cosa vi sembra nei commenti sotto l’articolo…

Concludo facendo una considerazione sull’incredibile lavoro dei monaci all’interno dei vari Monasteri; dalla produzione diretta di ortaggi e frutta alla manodopera artigianale, dalla realizzazione di oggetti di preghiera, alla creazione di incensi naturali dai profumi inebrianti, sono noti in tutta la Grecia e vengono venduti in alcuni negozi specializzati, oltre che nei negozi di souvenir degli stessi Monasteri.

L’ Acropoli di Atene

Per antonomasia il simbolo di Atene è la maestosa Acropoli (Akro Poli) “città che sta sopra”, considerata un’ eredità culturale unica nel suo genere, nonché Patrimonio UNESCO dal 1987. Il profilo del Partenone ne fa da padrona, aprendo il sipario storico dell’antica Grecia, un viaggio verso un’affascinante epoca.

Conosciuta anche con il nome di Cecropia in onore del primo re ateniese Cecrope, spicca sulla capitale a 150 metri di altezza e la rende avvolta da un alone di sacralità.

Fu un’epoca vittoriosa quella di Pericle (495-425 a.C.) a tratti tormentata, nata come fortezza, l’ Acropoli ha vissuto assedi, restauri inadatti e catastrofici incidenti, in particolare i bombardamenti veneziani del 1687, che ridussero il Partenone in un ammasso di macerie. Malgrado ciò, la forza di questo sito archeologico è rimasta ancorata alla sua possente struttura, ancora oggi, continuano i restauri come potete vedere nelle mie foto, scattate qualche settimana fa.

Propilei

Monumentale ingresso dell’ Acropoli, che apre la Via Panatenaica, formato da colonne e portici in stile ionico e dorico progettati dall’architetto Mnesicle.

Tempio di Atena Nike

Progettato da Callicrate, è la struttura più piccola dell’Acropoli, costruita in marmo pentelico. Ha subito uno smontaggio completo nel 2003, per via di errato restauro. Come si può notare dalla foto, la differenza fra gli elementi preesistenti ed i successivi è evidente.

Partenone

Simbolo della democrazia ateniese è un binomio fra perfette proporzioni e armonia. Tempio dorico, più grande mai costruito è situato sulla parte alta dell’Acropoli. Opera degli architetti Ictino, Callicrate e Mnesicle, la cui supervisione fu affidata a Fidia.

Eretteo

Il famoso Santuario dell’Eretteo, deve il nome al mitico re ateniese Erittonio e rappresenta un importante fulcro dell’Acropoli. Monumento sacro alla dea Atena, è costituito da una fila di sei colonne anteriori, mentre nella loggia a sud si trovano le sei colonne a forma di statue chiamate Cariatidi, copie in gesso delle originali; di cui cinque conservate nel Nuovo Museo dell’Acropoli e la sesta nel British Museum di Londra.

La mitologia racconta che in questo luogo si svolse la disputa fra Atena e Poseidone, qui si custodivano su una roccia l’impronta del Tridente del dio, un pozzo di acqua salata da cui sarebbe uscito il cavallo, dono di Poseidone e l’olivo donato dalla dea Atena alla città.

Teatro di Dioniso

Nell’area dell’Acropoli sono presenti due teatri; il teatro di Dioniso, opera di Licurgo è posto nella parte bassa e può ospitare circa 17 mila spettatori. Nel periodo tra il V e il IV secolo a.C. fu il teatro più importante della Grecia, dove importanti autori, fra cui Sofocle, Euripide, Eschilo (drammaturghi) e Aristofane e Menandro (commediografi), misero in scena le loro opere. Cadde in disuso sino ad epoca Romana.

Teatro di Erode Attico

Definito “teatro-gioiello” offre una vista incantevole della città. Dedicato da Erode alla moglie Regilla, conteneva circa 5000 persone ed era utilizzato soprattutto per concerti musicali. Dopo il restauro degli anni’ 50 divenne uno dei maggiori auditorium del Festival Ateniese, ospitando artisti del calibro di Maria Callas, Maurice Béjart, Mikīs Theodōrakīs, Herbert von Karajan e la filarmonica di Vienna.

Vi consiglio di visitare oltre al Nuovo Museo dell’Acropoli, anche il Vecchio Museo, che si trova di fronte al Partenone.

Atene è una città estremamente caratteristica, posso dirvi con certezza, mettendo da parte il mio amore personale per la Grecia in generale, che Atene ha una forte attrattiva. Ci sono numerosi locali, ristoranti, e ritrovi per i giovani. Ma del suo fascino street art, parlerò in un altro articolo.

Il mio compleanno ad Istanbul ❣🎉🕌🕍

“Dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso.”

ROBIN WILLIAMS – John Keating

Non esiste frase migliore per affrontare i cambiamenti della mia vita in questo periodo. Dall’età di 12 anni ho in testa la Turchia e aspettavo il giusto periodo per andare ad Istanbul, una città dal fascino particolare, cosmopolita e caotica dai profumi speziati.

Ho letto diversi libri per prepararmi bene dal punto di vista storico e culturale, conoscendomi però, alla fine scrivo di getto e unisco nozioni lette, alla mia visione d’insieme.. d’altronde non sarebbe un blog personale!😉😊

Camminando per la città si nota come il passato si mescoli al presente. Stile bizantino, ottomano, moderno, Istanbul rappresenta aspetti differenti che la rendono unica nel suo genere.

Ci sono numerosi punti dove ammirare dall’alto la città, come tutti i turisti in visita ad Istanbul ero partita in quarta per la Torre di Galata, costruita nel 1348, alta più di 60 metri.

Mi sono presto ricreduta, perché ho trovato altri posti altrettanto suggestivi dove poter avere una vista mozzafiato. Uno di questi è il ristorante Fine Dine dell’albergo Arcadia Blue. Oltre alla cucina ottima, la vista è davvero emozionante.

Un altro modo per osservare la città, è la torre antincendio di Beyazit, posta all’interno del giardino dell’ Università di Istanbul. Non tutti conoscono questo posto, ma comunque è difficile riuscire ad entrare.. anni fa era possibile solo dalle 14.00 alle 15.00 il venerdì, adesso hanno vietato l’accesso ai non studenti. Sinceramente non ho la certezza che non si possa visitare negli orari indicati, molto probabilmente, le guardie vanno a simpatia, nel nostro caso è stato un colpo di fortuna, perché ci è stato ripetuto più volte che non è più possibile entrare. Purtroppo non ho foto fatte da questa torre, perché la mia compagna di viaggio lognomodicrema.com stava morendo di paura per le vertigini, così siamo scese subito😵😬😱!!!

Indubbiamente dalla Torre di Galata si può osservare molto bene il Bosforo; lo stretto che collega il Mar Nero al Mediterraneo separando l’Europa dall’Asia. Si vede nitidamente il primo ponte costruito nel 1973 che va dalla zona sopra Ortaköy alle colline del lato asiatico e il grande sobborgo di Üsküdar, poi la stazione ferroviaria di Haydarpaşa sul lungomare.

A sud della torre si estende il braccio di mare detto Corno d’Oro, ossia un’ insenatura nella zona europea del Bosforo che separa la vecchia Istanbul musulmana, chiamata sino a mezzo secolo fa Stambul, da Pera/Beyoğlu, la parte più cosmopolita della città.

La lingua di terra di Stambul si allunga verso il mare curvandosi a sinistra, fino al promontorio di Sarayburnu (Serraglio), che domina il Bosforo.

Tra la torre e gli edifici portuali sulle rive nord-orientali si trovano moschee, chiese, scuole, appartamenti e sinagoghe. Verso nord troviamo le affollate strade di Beyoğlu ( Pera) con numerosi bar, ristoranti, caffè e negozi. All’orizzonte si intravedono i grattaceli del quartiere finanziario di Levert.

Santa Sofia ( Ayasofya )

Dedicata alla Sophia (Sapienza di Dio), fu costruita come cattedrale cristiana da Giustiniano nel IV secolo, poi trasformata in moschea dopo la conquista turca nel 1453 e successivamente in museo dal laico Ataturk nel 1935. Nonostante i terremoti è rimasta in piedi per 1500 anni.

La Moschea Blu

IMG_20181014_015153( Sultan Ahmet Camii ), con i suoi minareti è un luogo dalle strane energie, come tutta la città del resto. Internamente non rende quanto l’esterno e per quanto mi riguarda, ho grande difficoltà verso il pensiero e la mentalità puramente maschilista. Per le donne comunque, ci sono entrate separate e aree apposite di preghiera.

Bisanzio – Costantinopoli – Istanbul

Fu per 1600 anni una capitale imperiale. Protagonista indiscussa in campo politico, economico, culturale e sociale. Come disse Napoleone, ” Se la terra fosse un unico Stato Istanbul ne sarebbe la capitale.

La parola Istanbul risale al X secolo e in greco bizantino is ten polin significa “alla, verso la città”.

Bisanzio fu il nome attribuitole prima della sua trasformazione in capitale dell’Impero romano nel IV secolo. Il termine “bizantino” entrò in uso comune nel XIX secolo in riferimento all’Impero, originariamente romano ma culturalmente greco, che durò da Costantino nel IV secolo fino alla conquista da parte dei turchi nel 1453.

Istanbul prese il suo nome ufficiale dal 1930, in opposizione a Costantinopoli, città di Costantino.

Successivo all’Impero romano, ci fu l’Impero ottomano che si estendeva su gran parte dell’Impero bizantino: La Grande Siria, l’Egitto e il Nord Africa, l’Asia Minore e i Balcani. Entrambi gli imperi ebbero stretti rapporti commerciali con l’Italia.

La Costantinopoli bizantina e la Istanbul turca avevano molto in comune. Erano le capitali di stati universali investiti da una missione divina. Era loro compito diffondere la dottrina oltre i propri confini. Entrambi gli imperi furono multiculturali e multietnici, Istanbul ad oggi è una delle città al mondo con più razze di abitanti differenti.

Un imperatore importante per Istanbul fu Giustiniano. Oltre a Santa Sofia, la sua eredità si estende sparsa per la città, con chiese, cisterne e moschee. Inoltre emanò il codice legislativo civile. E’ da ricordare che sotto Giustiniano, Costantinopoli divenne una città di prestigio mondiale e il commercio si estese dalla Cina all’Atlantico.

la Basilica Cisterna, costruita da Giustiniano I nel 532 è un luogo suggestivo, ma l’odore è tremendo. All’epoca era alimentata da un acquedotto che portava acqua fin dalla foresta di Belgrado. Ci sono 12 file di 28 colonne, con capitelli misti fra stile ionico e corinzio. Le colonne provengono da altri siti archeologici, testimonianza sono le due teste di Medusa, provenienti probabilmente da un arco monumentale del foro di Costantino.

Non mi soffermo sulla parte storica, perché sono talmente tanti gli imperatori, i sultani e le persone ruotate intorno ad Istanbul, che finirei per scrivere troppo e farvi venire sonno!! anche se reputo interessanti le controverse vicissitudini di questa trafficata e strana città.

Il Bosforo e la sua leggenda

Uno dei punti di forza della città è l’acqua. Come per altre grandi centri mondiali, Istanbul ha un canale che collega il mar Nero al mar di Marmara. Il Corno d’Oro è l’insenatura del Bosforo che ha diviso Stambul da Pera.

Bosforo significa ” passaggio della giovenca” e deriva dalla leggenda di Io, una delle tante amanti di Zeus. Quando Era, sua moglie, sospettò della loro storia, Zeus trasformò Io in giovenca permettendole di attraversare lo stretto a nuoto, ma fu scoperta da Era che inviò un grosso tafano per pungerla e tormentarla.

Il Corno d’Oro

E’ stato per millenni uno dei migliori porti naturali del mondo. Negli ultimi decenni era decaduto sino a diventare un insenatura inquinata e maleodorante. Un giorno il sindaco Recep Tayyip Erdoğan, attuale Presidente e capo carismatico della Turchia, promise di far tornare le acque “azzurre come il colore dei suoi occhi”( in effetti molti turchi di oggi hanno gli occhi azzurri) La promessa è stata mantenuta anche se ci sono voluti anni.

Prima sono state chiuse fabbriche, officine e cantieri inquinanti; poi eliminati gli scarichi fognari di acque reflue. Infine, è stata inserita una pompa nella parte chiusa del Bosforo. Oggi è una specie di fontana che sorge dal mare con un getto di acqua azzurra.

Il Gran Bazar

Chiamato in turco Kapali Çarşi, fra i più grandi bazar del mondo, è stato costruito dal Sultano Maometto II e completato intorno al 1461. Ha 61 strade coperte e più di 4000 negozi.

Nel mercato sono presenti vie, piazzette, vicoli e fontane. Conosciuto come primo magazzino della storia, il Gran Bazar è il cuore della città di Istanbul, dove si respira l’antica arte araba del commercio e della contrattazione. A causa dei ripetuti incendi, la struttura in legno è stata sostituita da una completamente in pietra.

Il fondatore della Turchia moderna fu Mustafa Kemal Atatürk, che spostò la capitale ad Ankara.

Il multiculturalismo della città nascondeva molti risvolti negativi, abusi e ingiustizie. Soltanto dopo gli anni Settanta, Istanbul visse la propria rinascita, artistica e culturale.

La metropoli ha un esplicito carattere turco ed islamico, la definirei una città ambigua; affermo senza il minimo dubbio, di essere rimasta colpita negativamente da alcuni aspetti di questa città che tanto anelavo. Per mia sfortuna la mia sensibilità è sempre stata più forte rispetto alla maggior parte delle persone, per cui percepisco sensazioni e cambi di umore a secondo del luogo dove mi trovo.

Istanbul ha avuto su di me un effetto dannoso, io lo definirei “effetto risucchio”, in pratica ero senza energie e percepivo una sorta di schiacciamento che mi rendeva stanca dalle prime ore del pomeriggio.

Una delle cause primarie erano i continui richiami alla preghiera ( cinque volte al giorno) addirittura dalle prime ore del mattino; mi ricordo una notte di aver aperto gli occhi e di aver sentito gli altoparlanti iniziare con ” le lamentele” quando fuori era ancora buio…

Sono sicura sia soggettivo per ognuno, ma nel mio caso è stato un po’ pesante. Per quanto riguarda l’albergo, il Rose Garden Suites dove abbiamo soggiornato, nulla da dire… gentili, anche troppo.

Bella la suite, anche se appena arrivate hanno provato a sbatterci nella stanza bassa e poco accogliente, con l’entrata nel cortile😡🐩😑

Perché per loro i cani sono cani.. mi spiego meglio: ” nel Corano è scritto chiaramente che gli animali vanno rispettati, ma vengono però considerati ” animali impuri”, per cui è evidente il loro finto approccio educato, ma si sente molto bene il disagio.

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Un tipico bagno turco del “Rose Garden Suites Hotel”

Devo dire con altrettanta sincerità, che mi hanno fermato in molti per chiedermi di accarezzare Morgana o scattare foto con lei, mai quanto Atene! Ma questo è un altro discorso che affronterò quando parlerò della mia tanto amata capitale greca.

In breve, Istanbul ha il suo carattere deciso, non lo metto di certo in discussione, ma ero partita con aspettative elevate e riconosco il mio disappunto generale nel vedere la realtà diversa da ciò che mi aspettavo. Ciò non toglie che per casa a Naxos, i lampadari e le lampade da terra, saranno turche e su questo non transigo😁! Ma non credo che ritornerò almeno per ora in quel di Istanbul, se non con il nostro futuro catamarano. Perché una cosa va detta; Istanbul dal mare è meravigliosa. Dal Bosforo al Mar di Marmara, si respira tutta un’altra energia, con i suoi tre ponti e le residenze dei vari sultani, costruite da architetti per lo più armeni.

Sono strutture lussuose ed imponenti che rendono il paesaggio caratteristico, contornato da bandiere turche in ogni angolo.

Un’ immensa cartolina di viaggio, dove tutti prima o poi vorrebbero almeno essere di passaggio.

Nasso L’isola più grande di tutte🏺🌊 🏝🛳🛫

Nasso

Detta comunemente Naxos è la più grande delle isole Cicladi (428 km²) vanta la sua posizione strategica nella parte meridionale del Mar Egeo, la sua capitale è Chora che conta circa 12.000 abitanti. I più importanti villaggi sono Filoti, Apiranthos, Tragea, Koronos, Sangri e Apollonas. Per essere un’ isola greca è molto verde, al suo interno infatti, troviamo il monte Zas (1004 m).

Storia e Mitologia

Secondo la tradizione Nasso fu abitata per la prima volta dai Traci popolazione indoeuropea stanziata a sud – ovest della penisola balcanica, oggi occuperebbe la Bulgaria meridionale, la Turchia europea e la Grecia nord orientale.

Dioniso🍷🍇⚡

Dionysos_on_a_cheetah,_Pella,_Greece

I Traci, portarono a Nasso il culto del Dio del Vino, Dioniso rappresentato nel dipinto sovrastante a cavallo di un ghepardo.

L’ iconografia classica lo dipinge in sella ad un leopardo o una pantera, spesso su un carro vestito dalle pelli dei felini stessi. Solitamente accompagnato da un corteo chiamato tiaso e composto dalle sue sacerdotesse (dette menadi o baccanti, donne in preda a frenesia estatica e invasate dal dio), bestie feroci, satiri e sileni. Care al dio erano le piante della vite (da cui il legame con il vino e la vendemmia) e all’edera (in particolare alcune specie di edera, contenenti sostanze psicotrope e che venivano lasciate macerare nel vino). Uno dei suoi attributi era infatti il sacro tirso, un bastone nodoso avvolto da edera e pampini e sormontato da una pigna; altro suo attributo è il kantharos, una coppa per bere caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l’orlo.

Originariamente fu un dio arcaico della vegetazione, legato alla linfa vitale che scorre nelle piante. In seguito fu identificato come il dio del vino, dell’ebbrezza e della liberazione dei sensi; venne quindi a rappresentare l’essenza del creato nel suo perenne e selvaggio fluire, lo spirito divino di una realtà smisurata, l’elemento primigenio del cosmo, l’irruzione spirituale della vita, il principio.
Dio “ibrido” dalla multiforme natura maschile e femminile, animalesca e divina, tragica e comica, Dioniso incarna, nel suo delirio mistico, la scintilla primordiale e istintuale presente in ogni essere vivente; che permane anche nell’uomo civilizzato come sua parte originaria e insopprimibile, e che può riemergere ed esplodere in maniera violenta se repressa e non elaborata correttamente.

Veniva identificato a Roma con il dio Bacco (simile a Dioniso, ma non la stessa cosa) Altro nome con cui veniva chiamato è Bromio, usato anche da Euripide ne Le Baccanti, “fragore”, “fremito”, perché secondo il mito, il dio era stato generato in mezzo ai fragori del tuono dalla madre Semele colpita dal fulmine, o perché l’ebbrezza del vino produce fremito e furore.

Strettamente legato alle origini del teatro, Dioniso è il dio della mitologia greca di maggior fortuna nella cultura contemporanea, in particolare nel Novecento, dopo che il filosofo Friedrich Nietzsche, nella Nascita della tragedia, ha creato la categoria estetica del dionisiaco – emblema delle forze naturali, vitalistiche e irrazionali contrapponendola a quella dell’apollineo.

( Le fonti sono tratte da Wikipedia)

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Ora parliamo della leggenda che vede protagonista Arianna, la principessa di Creta. Secondo il mito, la principessa si innamorò di Teseo giunto a Creta per uccidere il Minotauro nel labirinto. Arianna diede al suo amato un gomitolo di lana per segnare la strada e poter uscire facilmente dal labirinto (da qui nasce il proverbio del filo d’Arianna). In seguito, fuggì con lui verso Atene, ma Teseo la fece addormentare per poi abbandonarla sull’isola di Nasso.

Da qui la leggenda prende varie sfaccettature differenti, in una è lo stesso Dioniso ad ordinare a Teseo di abbandonare Arianna sull’isola, per poterla avere in sposa. Nell’altra versione Dioniso venne attirato dalla disperazione della donna e volle sposarla.

Esistono ulteriori fonti che parlano del suicidio di Arianna, afflitta dal dolore per l’abbandono di Teseo. C’è persino una variazione estrema della storia; Secondo alcuni scritti, Dioniso è talmente infuriato dall’amore non ricambiato di Arianna, che ordinò di farla uccidere dalla dea della caccia Artemide.

Sarei stata arrabbiata anche io nei panni di Dioniso, dato il maestoso regalo di nozze… Si parla di un diadema d’oro creato da Efesto (dio nel fuoco, dell’ ingegneria della scultura e della metallurgia) che, lanciato in cielo, andò a formare la Costellazione della Corona Boreale.

Portara🏛

Questa imponente “porta” è molto suggestiva, in particolar modo per la sua posizione sovrastante la Chora e il porto. Sono rimasta piacevolmente colpita nel vedere come il sole tramonta perfettamente al suo interno, donandole un alone di mistica energia.

La struttura è un frammento dell’incompiuto tempio di Apollo ed è considerato il punto di riferimento di Nasso, la cui costruzione venne iniziata da Ligdami, politico divenuto tiranno dell’isola nel 545 a.C.

La porta è alta 5,95 metri e larga 3,65 ed è l’unica parte restante del tempio. La porta del tempio è costituita da due stipiti e un architrave di marmo proveniente dalle cave di Flerio, nella stessa isola. Ciascuno dei due stipiti ha un peso di circa 20 tonnellate. L’architrave pesa un po’ meno. Queste parti sono state trasportate dalle cave di Flerio, lontane una decina di chilometri.
Nel corso dei secoli, il tempio incompiuto è stato utilizzato come cava per la costruzione di altri edifici. Solo la porta, molto pesante, non è stata degradata nel corso dei secoli, probabilmente a causa del peso elevato. Nella cava di Flerio si trova un architrave lunga 7,49 metri e del peso di 25 tonnellate, che era stata preparata per la porta, la cui dimensione, inizialmente, era prevista molto più ampia.
Il tempio sarebbe dovuto essere molto imponente, le misure previste erano: lunghezza 57,5 metri e larghezza 26,5.

Naxos a mio avviso è un’ isola graziosa ed elegante; trasmette leggerezza ma non trascuratezza, ha numerosi negozi, ristoranti e spiagge meravigliose raggiungibili da terra. Non ho avuto ancora modo di visitarle a piedi perché le ho visitate unicamente in barca e devo ammettere che, il fascino risalta vedendole dal mare.

E’ un’ isola adatta alle famiglie, il turismo è elevato non solo nel periodo estivo. La differenza è notevole con la famosissima Santorini, a partire dal porto infatti, Naxos non trasmette agitazione e caos ma direi calma e tranquillità… Qui non troverete fiumi di italiani in cerca di vita mondana, la sua vita notturna è senza dubbio meno rumorosa di Ios e della popolare Mikonos. in sintesi, la consiglio vivamente per una breve o lunga vacanza e la reputo interessante dal punto di vista artistico. A Naxos si respira una bella atmosfera rasserenante e tipicamente greca.

Ios, Io o Nio… Chiamatela come volete, Per me è Ios!

Mescola un po’ d’insania alla tua saggezza: è dolce dimenticare nel luogo giusto….

Omero🙏🌅🏺

Sono passati tre anni dalla prima volta in cui ho messo piede in questo piccolo paradiso dove ho passato circa quattro mesi della mia vita, non più da turista ma da abitante. Un’ isola dove ho lasciato il cuore, dove ho visto nascere, crescere e morire i gatti che vivevano con me, un’ isola dove si percepisce la grandezza degli Dei e respira l’aria del nuovo inizio…

Definirei Ios come una Dea dalla personalità irrequieta, di giorno calma e rilassata, quasi assonnata… mentre di notte, sveglia, chiassosa e in vena di fare festa.

Alcuni cenni geografici e storici

Le cicladi, così chiamate per a loro formazione a cerchio, sono un gruppo di isole greche (circa 220) nel Mar Egeo.

Tra le più famose troviamo Santorini, Naxos, Paros, Amorgos, Milos, Mikonos, Andros, Folegrandos, Sikinos e Ios.

Situata nella parte meridionale del Mar Egeo, Ios è meta del turismo giovanile di tutto il mondo, attirati dalla fama che la precede.

Da qualche anno la sua ammagine è stata rivalutata, oramai arrivano sull’isola anche molte famiglie in cerca di serenità. Quest’isola presenta un aspetto peculiare; Può essere vissuta nella più totale e suggestiva pace di una casetta a picco sul mare, o nella parte più alta “Pirgos” lontano dal caos del centro di Chora.

Infatti la vita di quest’isola si concentra nel centro.

Chora è il fulcro della vita diurna e notturna, anche se cambia notevolmente l’aspetto durante le ore del giorno. Addentrandosi nei vicoli stretti e tortuosi vi ritroverete quasi per caso di fronte ad una vista mozzafiato accompagnati dal perenne vento che non manca mai! Non a caso Ios è meta di surfisti. La salita verso la cima di Chora, si conclude con la vista di tre chiesette allineate, altra caratteristica dell’isola che ne conta ben 365.

IMG_20180829_163640IMG_20180818_221312Dalla mattina al primo pomeriggio, si vedono molte persone del posto, presi dalle loro faccende quotidiane, è molto bello girare con una macchina fotografica in mano, rubacchiando qualche scatto tra i vicoli, immortalando qualche anziano abitante sul ciglio di casa… 😉 Appena cala il sole però, quasi come fantasmi gli abitanti spariscono lentamente, per lasciar posto alla vita notturna dei numerosi bar e pub, che rialzano le serrande chiuse nemmeno da troppe ore prima.

Le rovine di Skarkos

La collina di Skarkos è situata nel mezzo della parte ovest di Ios, gli scavi sono cominciati nel 1896 e continuano ancora adesso. Il sito risale alla prima età del rame ed è il più grande ritrovato nelle Cicladi. Alcuni resti sono conservati nel museo archeologico di Chora.

L’Anfiteatro di Ios

Costruito dall’architetto tedesco Peter Haupt, cittadino onorario di Ios, inaugurato nel 1997, l’anfiteatro ha una capacità di 1100 spettatori e si trova a Chora vicino agli antichi mulini del paese. Ha un diametro di 12 metri ed è orientato verso sud offrendo una magnifica vista sul Mar Egeo. È stato costruito per proteggere dai venti del nord che soffiano sull’isola durante il periodo estivo. In occasione del festival culturale “Homeria“, vengono organizzati concerti e rappresentazioni teatrali. Meta di novelli sposini per ricevimenti ai loro matrimoni.

Ammetto che il porto (chiamato “Ormos” o”Gialos“) piccolo crocevia di abitanti e turisti, ha il suo fascino… rimane in mezzo, come giusto compromesso fra caos e tranquillità, passeggiando lungo mare ci si rilassa notevolmente e se avete fame ci sono posticini niente male dove assaggiare piatti locali e perché no, ascoltare la buona musica del mio amico Thanasis, ottimo suonatore del bouzouki (strumento tipico simile al mandolino)🎼🎵🎤

Vi suggerisco di visitare la Chiesa “Agia Irini” che si trova nella parte alta del porto, il panorama è bellissimo per fare foto ricordo davvero emozionanti💝

La cucina greca a mio avviso è speciale, ma sono di parte amando il cibo in generale da buona forchetta quale sono!😂😊🍴🍷🍝🍲

Indubbiamente qui troverete ottimo miele di produzione locale🍯Formaggio a non finire🧀 Vino a volontà🍷, meglio bianco perché il rosso se non siete abituati vi stordirá leggermente, avendo una base liquorosa, Spezie saporite come l’aneto e l’immancabile origano🌱.

Curiosità

  • Abituatevi alla diversa concezione del tempo📅🕠 Qui è molto simile al nostro sud Italia.
  • Il brindisi che da noi è l’intramontabile “salute!Qui si dice “Yamas!”🍻
  • Il basico è diverso dal nostro, qui ha un odore pungente, anche il sapore è differente🌱
  • L’aneto è molto utilizzato in cucina e contraddistingue il sapore particolare della Spanakopita,torta salata tradizionale greca🍥

Per quanto riguarda i ristoranti, potrei consigliarvene almeno 3 fra i migliori del posto, ma dal blog “lognomodicrema.wordpress.com” la mia compagna di viaggi, vi porterà nel cuore della cucina greca facendovi venire voglia di mangiare tutto!

Le Spiagge🐟🐚🐙🐬🌅⛵🌊

Sono più numerose di quanto sembra, se ne contano almeno 31 ma non tutte raggiungibili via terra. La Grecia è conosciuta principalmente via mare da dove è possibile accedere a luoghi incontaminati e meravigliosi altrimenti inaccessibili.

Tuttavia le spiagge più frequentate di Ios sono:

Tzamaria

piccola e molto carina, frequentata dai locali.

Kumbara

Spiaggia non lontana dal porto, sempre abbastanza affollata,acqua linpida e fondale basso. È presente un bar ristorante.

Gialos la spiaggia che costeggia il porto, nonostante ciò l’acqua è pulita

Manganari

è la parte sud di Ios meravigliosa spiaggia con sabbia d’oro acqua trasparente.. Qui troverete anche meno vento e un ristorante per mangiare qualcosa. Ideale per le famiglie.

Tris Eklisies

Raggiungibile lasciando la macchina a 15 minuti di distanza, si trova a sud-est dell’isola a poca distanza da Manganari.

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Aghia Theodoti

Lembo di terra nella parte est dell’isola, un po’ desolata abbastanza grande.

Pshati

Due spiaggette di sabbia molto fine e abitazioni sparse in giro.

Valmas

Piccola e tranquilla con lettini free a disposizione

Kalamos

Spiaggia nella costa orientale, la si raggiunge seguendo la strada oltre l’antico Monastero di Kalamos, litorale molto lungo, spiaggia silenziosa e quasi deserta.

Lorentzena

Piccola insenatura nascosta, ha una strada che arriva sulla spiaggia, ideale per il tramonto e per vedere le stelle. Si ha l’idea di essere in mezzo al mare con vista sull’isola di Sikinos

Vathirema e Varma

Entrambe spiagge piccole conosciute dai naturisti, dal 2017 è stato imposto il divieto di nudismo.

Queste elencate sono raggiungibili a piedi o in macchina

Mentre in barca è possibile visitare:

Papas

Stupenda spiaggetta a sud di Kalamos

Pikri Nero

Fuori dalle strade a sud-ovest di Ios è protetta dal vento.

Senza dubbio vi sarete accorti l’inizio di questo articolo…Ho esordito con una frase di Omero perché proprio ad Ios pare ci siano i resti del grande poeta greco.

La tomba di Omero

La sua tomba si trova a nord dell’isola in un punto alto e davvero suggestivo. Sono di parte, amando la letteratura greca e la poesia, ma credo ci sia veramente qualcosa di vero nella leggenda di Omero. Da lassù si respira un aria potente, quasi mistica. Ci sono varie fonti che confermano la presenza di Omero ad Ios, una di questa è la profezia dell’oracolo di Delfi che recita le seguenti parole:

Insieme fortunato e sfortunato, troverai casa che anche il paese di tua madre ma non sarà la tua casa. L’Isola di Ios è il paese di tua madre (Climene) ma ti accoglierà da morto, a causa dell’indovinello dei giovani ragazzi”.

L’ultima frase della profezia ha dato adito al mito secondo il quale, il grande poeta morì perché non fu in grado di risolvere l’indovinello postogli da alcuni giovani pescatori dell’isola.

Il fascino dell’ignoto domina tutto.

Omero

Crazy around the world! 😝😎📷🌎🚙 Viaggio in Croazia, tra parchi e città

2018_06_01_12_57_54Ciao amici del blog!🙋🌎🐩

Oggi è il 1 Agosto e sono felice perché tra qualche giorno sarò ad Ios in quel di delle Cicladi nella mia tanto amata Grecia (presto un articolo e relative foto)

img_20180801_184950_8051.jpgNel frattempo però, pubblico il mio viaggio in Croazia, di sicuro la prima di altre visite in questa regione fuori dal tempo.

L’idea era quella di visitare la città di Trieste ma qualcosa di ultraterreno mi ha trasportata nella rigogliosa Croazia!

La prima notte l’ho passata nella natura, in una deliziosa casetta di legno a due passi dal Parco dei Laghi di Plitvice.

 

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Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

 

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Situato a metà strada dalla capitale Zagabria e Zara in  Dalmazia, Il parco nazionale dei laghi di Plitvice  (in croato Nacionalni park Plitvička jezera) è un’area naturale protetta, nel complesso montuoso di Lička Plješivica  in un territorio di fitte foreste, ricco di corsi d’acqua, laghi e cascate.

 

 

 

Nel 1949 divenne il primo parco nazionale croato, per poi entrare qualche anno dopo, nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco ( 1979)

Oggi è meta turistica nel Mondo.

 

 

 

 

 

Il parco occupa una superficie di 33.000 ettari e comprende 16 laghi in successione, collegati fra loro da cascate. All’interno del parco si trovano anche numerose grotte di cui solo una piccola parte è agibile. I boschi del parco sono popolati da 157 specie di uccelli, 50 di mammiferi, 321 di lepidotteri (76 di farfalle e 245 di falene) e altri animali, fra i quali l’orso bruno, il cinghiale, il lupo, la lince ed il capriolo.
I laghi sono formati da due fiumi: il Fiume Bianco ed il Fiume Nero, che confluiscono nel fiume Korana. Le acque di questi fiumi sono ricche di sali calcarei (in massima parte carbonato di calcio e carbonato di magnesio), provenienti dalla dissoluzione delle rocce carbonatiche costituenti la struttura geologica del sito.
Questi sali vengono fatti precipitare dalla vegetazione, formando così degli strati di travertino, una roccia sedimentaria recente. Col passare del tempo, questi depositi formano delle vere e proprie dighe naturali che fungono da sbarramenti per l’acqua, crescendo di circa un centimetro ogni anno. Ad un certo punto la pressione dell’acqua rompe questi argini naturali, aprendosi nel terreno nuovi percorsi.

Questo meccanismo, in realtà comune a tutte le acque calcaree, a Plitvice ha assunto una particolare importanza.

Kozjak è il lago del parco di maggiore estensione ed ha una profondità massima di 47 metri che ne fanno anche il lago più profondo.

(Fonte Wikipedia)

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Positano e Amalfi le perle della costiera Amalfitana

Positano

Le origini del nome..

Il nome di Positano, risale per molti al Dio del mare Nettuno, per i Greci Poseidone “Posidan” che avrebbe fondato Positano per amore della ninfa Pasitea.

Per altri invece, il nome risale al dio del mare dei fenici.

Tuttavia è certo che il territorio “Positanese” è stato meta commerciale dei greci e dei fenici.

Dal medioevo arriva un’altra versione dell’ origine del nome e fa riferimento ad un quadro venerato dai positanesi: La Madonna venuta dal mare. Secondo la tradizione, un dipinto della madre di Cristo, era imbarcato su una nave di “eretici”, dopo un lungo vagare, la nave si bloccò bruscamente nonostante ogni umano tentativo degli esterrefatti naviganti. A quanto narra la leggenda, fu proprio l’immagine sacra a pronunciare le parole ” Posa Posa” ordinando alla ciurma di essere lasciata sulla spiaggia affinché le persone potessero glorificarla.

Gli abitanti presero il quadro e lo portarono nella Chiesa del paese, nella “Piazzetta dei Mulini” ma la mattina seguente, scoprirono con stupore che il dipinto era sparito, per essere ritrovato in seguito in un campo di ginestre. Questo portò gli abitanti a costruire la nuova Chiesa di Santa Maria Assunta in quel preciso punto.

La Chiesa oggi è ritenuta una delle più belle d’Italia.

Foto scattata da Fabio Fusco

La Leggenda del Montepertuso

La storia del Montepertuso è indubbiamente la più famosa di Positano, secondo la leggenda, il particolare foro nella montagna è opera della Vergine Maria che venne sfidata dal diavolo per il possesso della contrada. Il diavolo sostenne che avrebbe regnato il primo ad arrivare sul lato opposto della montagna, così la Vergine, mise il dito sulla roccia e raggiunse per prima l’altro lato del monte..

Si tramanda, che un giorno nel VI secolo, gli abitanti sentirono un forte boato e guardando verso il monte, videro un’ abbagliante luce bianca con un immagine al centro. Una bambina raccontò di aver udito una voce provenire dal bagliore, che le disse di non aver più timore, perché il demonio era stato maledetto e non aveva più nessun potere contro il monte.

Sulla roccia, sono ancora visibili i resti del corpo a forma di serpente del demonio.

Su questa collina della selva santa (oggi non più selva), ma un incantevole oliveto, si erge il tempio di S. Maria delle Grazie.

La Ninfa di Amalfi le origini del nome

Secondo la leggenda, il semi dio Ercole si innamorò della bellissima ninfa Amalfi che morì precocemente lasciandolo con il cuore a pezzi. Distrutto dalla tragedia, l’eroe decise che la sua amata dovesse avere una degna sepoltura, per questo cercò un luogo dove essa potesse rimanere nel tempo. Ercole si ritrovò di fronte uno scenario meraviglioso, un villaggio in cui mare e cielo si sposavano all’orizzonte, un posto dove la natura era rigogliosa con immensi frutteti profumati, bagnati dal sole. Colpito da tale splendore rubato al giardino delle esperidi, disse addio alla sua adorata Amalfi affidandone i resti alla cittadina costiera che battezzò con il nome dell’amata.

I soffici frutti descritti da Ercole sono i famosi Limoni di Amalfi, orgoglio dei suoi attuali abitanti.

FINLANDIA 🐻🌲🌍 Viaggio nella regione dei laghi.

La regione dei laghi occupa la maggior parte della Finlandia centrale e orientale, corrispondenti alle regioni della Savonia e della Carelia, ed è delimitata a Sud dal crinale di Salpausselkä. Ad Est, la regione dei laghi si estende fino alla Russia, innestandosi nella Carelia, un’area per la quale i due paesi hanno a lungo combattuto. Una delle conseguenze di questa configurazione è che non esiste, tecnicamente parlando, un confine naturale fra Russia e Finlandia.

Il lago più grande è proprio il lago Saimaa che si trova al centro della regione dei laghi. Il lago Saimaa, con una superficie di circa 4400 chilometri quadrati, è anche famoso per essere praticamente l’unico posto al mondo dove si può trovare la rarissima Foca dagli Anelli, una specie di foca che vive in acque dolci.

I laghi veri e propri occupano circa il 25% di tutta l’area. Il resto è occupato prevalentemente da foreste e la densità della popolazione è molto bassa.

Ho voluto come sempre, citare la storia dalle fonti ufficiali, per farvi avere un quadro generale del posto, perché credo sia interessante acquisire qualche nozione storica, ma anche geografica, come in questo caso. Dipende molto dal luogo che vado a descrivere, nel caso della Finlandia, credo che sia un fattore primario l’aspetto naturalistico legato ai suoi numerosi laghi.

Il mio viaggio è stato a capodanno, come si vede dalle foto c’era la neve, il paesaggio era candido e fiabesco, ma purtroppo non si possono distinguere bene i colori.

Ora però, con mia immensa felicità andiamo a parlare delle leggende Finlandesi.

La mitologia finlandese è rappresentata da poesia, epica, lirica, fiabe, ballate popolari, proverbi ed indovinelli intorno al 100 a.C. Essa testimonia la migrazione di tribù dal nord e dalle zone orientali del Baltico verso la penisola finlandese.

La mitologia finlandese fa parte della più ampia tradizione mitologica cosiddetta ugro-finnica, cioè di quel gruppo di miti di lingua estone, ungherese è più in generale nordica (Scandinavi, Lapponi, Balti) con i quali presenta diverse analogie.

ukko dio finlandese

Ukko è il Dio del cielo e del tuono, una delle figure più importanti della mitologia finlandese, rappresentato con un martello, un’ascia e una spada.

L’orso era considerato l’animale sacro, incarnazione delle anime degli avi.

Nel XIX secolo Elias Lonnrot raccolse il patrimonio mitologico, nel poema nazionale dei finlandesi, il Kalevala (Terra di Kaleva ) una raccolta di canti popolari e eroiche leggende che narra la fantastica epopea di questo popolo nordico e il grande amore per la natura.

Gli antichi finlandesi credevano che tutte le cose del mondo vivessero di vita propria, pervase da uno spirito capace di comunicare con gli esseri umani.

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