Il Solstizio d’estate ðŸŒžðŸŒ»ðŸ’—🌿🍀

In questo giorno, la Dea, che nel suo aspetto di fanciulla ha incontrato il giovane Dio e ha celebrato il matrimonio sacro a Beltane, adesso è Madre e incinta, come la Terra è piena del prossimo raccolto.

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L’inizio di un nuovo ciclo e la conclusione di qualcosa oramai giunto al termine, è il Solstizio d’estate. La parola significa letteralmente ” Sol statio o anche detto Sol sistere” dal latino, entrambe tradotte in “fermata, arresto del Sole”🌞.Litha è comunemente ritenuto il giorno più lungo dell’anno: è quello in cui fa buio più tardi. In realtà il crepuscolo del 21 giugno non sarà necessariamente il più “ritardatario”, ma sarà sicuramente il più lungo.

Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d’Estate Alban Heruin, “Luce della riva”. Infatti, la festa è al centro dell’anno, così come la spiaggia è il luogo d’incontro fra mare e terra. Nelle tradizioni antiche la terra era la zona astronomica al di sopra dell’equatore celeste e l’acqua quella inferiore. Il sole trovandosi nel loro punto d’incontro è come sulla riva del mare.Molte persone credono che questo giorno segni l’inizio dell’estate, ma ciò è falso.

L’estate inizia a Beltane, il primo Maggio. Il giorno del solstizio è il momento in cui l’estate raggiunge il suo picco massimo. Questo è il motivo per cui Litha è chiamata spesso Sabbat di Mezza Estate (ricordando anche la famosa commedia di Shakspeare Sogno di una notte di mezza estate).

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Essendo il giorno più lungo dell’anno, rappresenta sia il trionfo del Sole, sia l’inizio del suo declino. Infatti, dopo questa data, le giornate iniziano ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, quando ricominceranno a crescere.
Litha è uno dei quattro sabbat minori. Le celebrazioni solitamente iniziano alla mezzanotte del 20 e continuano fino al 23.La Madre regna come Regina dell’Estate ed è attraverso lei che il suo Consorte raggiunge la realizzazione del ruolo e del suo ultimo sacrificio. Lei è la Terra, mentre lui è l’energia e il calore che è entrata in lei per far nascere nuova vita. La sua energia esploderà con il raccolto, il grano e la frutta che nei prossimi due sabbat maturerà e ciberà le persone e gli animali. Il Dio diventerà un voluto sacrificio, cadendo con il raccolto e diventando seme per la sua stessa rinascita.

Le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell’anno crescente (cioè della metà dell’anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne) e il secondo raffigura il Dio dell’anno calante (la metà dell’anno in cui la notte prevale sul giorno).
Se in inverno era il Re dell’Agrifoglio a soccombere, a Litha era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all’avversario. E questo spiega perchè i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia…la quercia fiorisce intorno a Litha e segna il passaggio tra anno crescente e anno calante.( fonti: http://www.il cerchiodellaluna.it http://www.stregadellemele.it CAMMINANDOFRALESTREGHE.ALTERVISTA.ORG)

È un giorno magico intriso di energia cosmica, festeggiato ancora oggi in tutto il mondo. L’importanza del solstizio d’estate risale ad epoche antiche, quando il legame dell’uomo con la madre terra era ancora vivo e sentito. Sembra ormai un tempo lontano, ma credo che in ognuno di noi ci sia ancora una piccola scintilla di ancestrale divinazione, capace di connettere il nostro spirito con il mondo non visibile. È proprio questa comunicazione che spinge molte persone a praticare riti come si faceva in epoche precristiane.I festeggiamenti sono molto sentiti nelle piccole comunità, in particolare in Inghilterra, pensiamo a Stonehenge, in questo luogo dalle forti energie, si radunano centinaia di persone per contemplare il cielo durante la notte del solstizio. Al 21 giugno, sono collegati anche i giorni seguenti; non solo per l’inizio vero e proprio della stagione estiva, ma bensì per la notte di San Giovanni, un’altra data importante di cambiamento e purificazione.

Due elementi fondamentali per il solstizio, sono il fuoco e l’acqua🔥🌊

Per questo vengono creati grandi falò dove bruciare oggetti vecchi ed erbe propiziatorie…

l’usanza attribuisce alle erbe colte per l’occasione, grande potere sacro. Si tramanda che le donne si recavano in gruppo, il 21 giugno a mezzogiorno, per raccogliere le 9 erbe che servivano per il fuoco sacro, ( Iperico, Vischio, Verbena, Lavanda, Timo, Ruta, Artemisia,Finocchio,Piantaggine) ma anche qualche rametto da mettere sotto al cuscino per favorire buoni sogni, salute e prosperità. Una pianta che non poteva assolutamente mancare, era l’iperico (Ancora oggi molto usata, da cui si ricava l’oleolito). Ottimo come rimedio di bellezza e non solo, ne parlerò nello specifico quando dedicherò un post alla notte di San Giovanni😊

Per quanto riguarda l’acqua, è considerato un elemento di purificazione per eccellenza. Infatti, con il suo potere fluente, “lava via” ogni forma di negatività. Potete raccogliere la rugiada usando un panno bianco o giallo, per poi strizzarlo la mattina seguente in un contenitore. L’acqua ricavata avrà grande potere curativo e fecondo.

In merito all’uso dell’acqua come purificazione, vi svelo un piccolo trucchetto molto utile a noi donne😉

Durante la notte del solstizio, l’energia è molto carica, per questo vi consiglio di prendere dell’acqua( possibilmente che provenga da una fonte naturale) altrimenti andrà bene anche quella della bottiglia, metterla in un recipiente in vetro e aggiungere rametti di lavanda, salvia, timo, rosmarino, verbena, artemisia e alloro. Dovrebbero essere nove ma quello che avete in casa andrà benissimo🤩 (alcune erbe sono difficili da trovare, per questo ho messo le più conosciute, perfette per il risultato da ottenere) dopodiché, lasciate la bottiglia con tutte le erbe a macerare per tre giorni🕚, così che possa assorbire tutta l’energia della luna.🌚

Il gioco è fatto! dopo il 24 giugno, usate l’acqua aromatizzata, come tonico per il viso. Non ho dubbi che rimarrete entusiaste del risultato!😍

In breve,

accendete candele, meglio se bianche, gialle e dorate in segno di abbondanza ed energia solare, il fuoco delle candele è un tributo al sole stesso che sta per iniziare il suo declino. Meditate davanti al sole e alla luna, preparate vasi con fiori colorati, la combinazione migliore sono i papaveri e le spighe, simbolo di felicità e abbondanza. L’unione del fuoco con acqua, sarà un perfetto connubio per celebrare il solstizio.

Come dico sempre…siamo tutti sotto lo stesso cielo, purtroppo però non abbiamo tutti la stessa testa e lo stesso cuore, per questo mi auguro davvero, che anche i più scettici possano passare una serata all’aria aperta… per ammirare la volta celeste, respirando a pieni polmoni, la magia della notte del solstizio d’estate.Buon Solstizio a tutti !🌿🔥💧🌞🇬🇷

La Super Luna ðŸŒšâœ¨

Attendo il calar del sole con velata impazienza, quando i miei occhi si illumineranno di pienezza, nel vedere la spettacolare Super Luna. Un suggestivo evento astronomico che renderà la luna più brillante del solito, dato dall’effettiva vicinanza della sua orbita alla terra.

Questa meravigliosa palla d’argento, sarà il 7% più grande e il 30% più luminosa di una normale luna piena.

Un momento di rilevante flusso energetico, un vero e proprio “bagno lunare” a cui non voglio mancare😊🌚

Mentre resto qui immobile, immaginando centinaia di riflessi lucenti dentro occhi pieni di sogni e speranze, ho pensato di consigliarvi un film adatto per la serata✨

Sto parlando di “Moonstruck”(Stregata dalla luna) un delizioso film uscito nel 1987, Premio Oscar nell’ 88, diretto da Norman Jewison.

La storia è romanticamente surreale, caratterizzata dalla veracità sanguigna italoamericana, interpretata da una meravigliosa Cher (che adoro!) e un giovane Nicolas Cage perfetto per il ruolo del film.

Questo film apparentemente leggero, fece vincere a Cher il Golden Globe e l’Oscar come migliore attrice protagonista.

Cosa c’è?
Niente. Sto guardando la luna.
È perfetta.
Non avevo mai visto una luna così.
Ti fa sembrare un angelo. Guarda: assomiglia a una gigantesca palla di neve.

Tratto da Moonstruck

Loretta e Ronny❤

Bohemian Rhapsody Il Mito, Freddie Mercury♥

Direi colpita e affondata, Bohemian Rhapsody, arriva a toccare l’anima di chi sente sotto la pelle, quella sensazione di emarginata diversità, la distorta percezione della vita, nella visionaria e geniale arte, che porta a vivere ogni cosa come se fosse l’ultima.

Toccando le più profonde corde delle emozioni, il film dedicato alla mitica band inglese “I QUEEN”, in particolar modo, alla controversa esistenza del più grande di tutti Freddie Mercury, immerge completamente nel suo ricordo sempre vivo e presente, di artista unico e leggendario al confine con la realtà.

Nato il 5 Settembre, sotto il lunatico segno della Vergine, Freddie era un alieno tra gli umani, un personaggio unico, dalle sorprendenti doti canore.

Impressionanti le somiglianze, soprattutto del protagonista, Rami Malek, non tanto per l’esteriorità, quanto per gli atteggiamenti e la mimica facciale.

Senza dubbio la sua interpretazione è stata eseguita in modo meticoloso, ricordando Freddie con piacevole e malinconica commozione, riproducendo anche il più impercettibile movimento sul palco, tanto da far esaltare lo spettatore catapultandolo indietro nel tempo.

Amo i QUEEN, reputo le loro canzoni capolavori assoluti, la loro musica per sempre attuale, non passerà mai e rimarrà storia. Credo che il film sia stato un bellissimo tributo alla band e soprattutto a Freddie Mercury, stroncato dall’ AIDS a soli 45 anni, un regalo che non teme le distanze, nemmeno fra la vita e la morte.

Perché Freddie era pura energia, una mente brillante, inarrestabile frontman che non rinascerá mai più…

Per quante possono averne dette sul suo conto, il film è stato un doveroso ricordo alla suo meraviglioso estro, che lo ha spinto a sperimentare nuove frontiere della musica.

Freddie Mercury non conosceva confini e ora il suo desiderio è stato realizzato. Rimanere vivo con la sua voce, arrivando alle persone nell’unico modo in cui si sentiva davvero se stesso, cantando le sue meravigliose canzoni.

La mia anima è colorata come le ali delle farfalle,

non diventerò una rock star. Diventerò una leggenda.

Freddie Mercury ♥

(5 Settembre 1946 – 24 Novembre 1991)

Cimitero Acattolico di Roma

Sono passati anni dalla mia ultima visita al cimitero acattolico di Roma, (conosciuto anche come Cimitero Protestante) è un luogo dall’aspetto peculiare ed affascinante, dimora di anime poetiche che ancora oggi vagano intorno alle loro tombe, accompagnando le persone che vi fanno visita.

Cenni storici

Situato in via Caio Cestio all’interno delle Mura Aureliane è l’unico rimasto nel tempo. Inizialmente era una piccola area adiacente alla Piramide Cestia dove gli stranieri residenti a Roma potevano dare degna sepoltura ai propri cari, sino a quel momento non era possibile per i “non cattolici” non erano ammessi all’interno delle mura. Le sepolture avvenivano di notte per evitare manifestazioni di intolleranza religiosa, nel 1824 Papa Leone XII approvò la costruzione di un fossato per ostacolare le continue profanazioni. Solo in un secondo momento, nel 1870 fu innalzato un muro.

L’entrata del cimitero è caratterizzata da un Portale in stile neo-gotico contraddistinto dalla scritta in latino RESURRECTURIS” ossia, ” A Coloro Che Risorgeranno”.

Ovviamente nella parte più antica del cimitero chiamata “la zona vecchia”, non vediamo croci e riferimenti cattolici severamente proibiti all’epoca. Ci fu però, un estensione concessa dallo Stato Pontificio terminata nel 1894.

La zona vecchia è una distesa erbosa con statue e lapidi disseminate in ordine sparso, tranne una decina antecedenti al 1820. Gli sono alberi sporadici, vietati nel 1821 dal Segretario di Stato Pontificio che usò il cavillo della “scarsa vista sulla Piamide”.

Qui troviamo le due tombe più celebri ed amate dai visitatori, due stele gemelle appartenenti a due amici inglesi, entrambi artisti; quella con la lira e senza nome,al poeta inglese John Keats, l’altra con la tavolozza dei colori, al pittore Joseph Severn. Keats morì a soli 25 anni.

L’epitaffio sulla stele recita:

“THIS GRAVE CONTAINS ALL THAT WAS MORTAL OF A YOUNG ENGLISH POET, WHO, ON HIS DEATH BED, IN THE BITTERNESS OF HIS HEART, AT THE MALICIOUS POWER OF HIS ENEMIES, DESIRED THESE WORDS TO BE ENGRAVEN ON HIS TOMB STONE “HERE LIES ONE WHOSE NAME WAS WRIT IN WATER. FEB 24th 1821”.

“Questa tomba contiene tutto ciò che fu mortale di un giovane poeta inglese che, sul suo letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, in risposta al potere maligno dei suoi nemici, desiderò che queste parole fossero scolpite sulla sua pietra tombale: “Qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua”.

Fu lo stesso Keats ad esprimere il desiderio che sulla sua tomba non venisse scritto alcun nome o data, soltanto la frase “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”, mentre la lira greca con quattro delle otto corde spezzate voleva significare, come spiegò in seguito Severn, “il suo Genio Classico spezzato dalla morte prematura”.

Alla sinistra della tomba, appesa ad un muro è presente una lapide con un medaglione racchiudente il profilo di Keats ed accompagnato da un acrostico (ovvero un componimento poetico nel quale le prime lettere di ogni verso, lette per ordine, danno origine ad un nome): “K-eats! if thy cherished name be “writ in water” – E-ach drop has fallen from some mourner’s cheek; – A-sacred tribute; such as heroes seek, – T-hough oft in vain – for dazzling deeds of slaughter – S-leep on! Not honoured less for Epitaph so meek!”

“Keats! se il tuo caro nome è “scritto sull’acqua”, Ogni goccia è caduta dal volto di chi ti piange; Un sacro tributo; così come gli eroi cercano di fare, Sebbene spesso invano – azioni straordinarie di carnefice, Riposa! Non meno onorato per un epitaffio così mite!”

Il nome di Keats appare anche sulla seconda stele, quella di Joseph Severn, morto in tarda età nel 1879 e sepolto accanto all’amico soltanto nel 1882, in seguito ad una sottoscrizione pubblica: la sua lapide fu realizzata con dimensione e forma simile a quella dell’amico e l’epitaffio così recita:

“TO THE MEMORY OF JOSEPH SEVERN DEVOTED FRIEND AND DEATHBED COMPANION OF JOHN KEATS WHOM HE LIVED TO SEE NUMBERED AMONG THE IMMORTAL POETS OF ENGLAND”.

“Alla memoria di Joseph Severn, amico devoto e compagno al letto di morte di John Keats, che sopravvisse per vederlo annoverato fra i poeti immortali d’Inghilterra”.

Camminando nella parte antica, sono rimasta incantata di fronte all’influsso romantico e tetro allo stesso tempo, di alcuni monumenti funebri che meritano attenzione.

Percy Bysshe Shelley
Morto in un naufragio tra Livorno e San Terenzo (Lerici) l’8 luglio 1822 durante una gita in barca a vela.

Devereux Plantagenet Cockburn

Soldato scozzese morto nel 1850 all’età di 21 anni, che fu rappresentato dallo scultore Benjamin Edward Spence come una figura distesa, con il suo cane accanto ed un’iscrizione che loda le sue “rare doti intellettuali e fisiche”.

William Wetmore Story ed Emelyn

Una tomba dall’elegante bellezza, divenuta simbolo del Cimitero. William (che dopo la sua morte fu seppellito nella stesso loculo della moglie) era uno scultore americano che nel 1894 realizzò la meravigliosa scultura che orna il sepolcro, “L’Angelo del Dolore, un angelo dai lineamenti femminili, chinato sulla tomba in evidente disperazione per la perdita dell’amata moglie Emelyn.

“Nella zona nuova”, divisa a sua volta in tre zone, troviamo la tomba di Antonio Gramsci e del figlio dello scrittore Johann Wolfgang von Goethe, August, morto nel 1830 a 40 anni, ornata con la scritta “Goethe Filius” e da un medaglione-ritratto opera di Bertel Thorvaldsen (oggi vi è una copia in bronzo).

Nel Cimitero Acattolico riposano circa 4.000 defunti, in particolar modo, inglesi e tedeschi. Troviamo tuttavia americani, scandinavi, russi e greci, di religione protestante ed ortodossa, ma anche islamica o buddista. Le iscrizioni sono in più di 15 lingue diverse, spesso incise con i caratteri della scrittura di appartenenza. Come d’uso solitamente nei cimiteri anglosassoni, sono assenti fotografie sulle lapidi.

Nel 1910 vi fu un accordo formale con l’allora Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, con il quale si definì il Cimitero come culturalmente importante e degno perciò di speciali salvaguardie; nel 1918 fu dichiarato Zona Monumentale d’Interesse Nazionale.
Ad oggi il Cimitero rimane nelle memorie comuni, come luogo contemplativo dal particolare charme estetico.
Una parte integrante del suo ascendente sono i gatti, che passeggiano indisturbati, tenendo compagnia agli spiriti vaganti.

Immagino il cimitero
come una piccola “città fantasma” di artisti del passato rimasti attuali,
che si rianimano solo al calar del sole
riproponendo come in una pellicola riavvolta
ogni notte senza luna,
il loro carisma migliore

Medusa, lo sguardo che uccide

Attratta dalla mitologia greca, mi sembra quasi doveroso scrivere un articolo sulla figura che incute terrore ma allo stesso tempo ci affascina.. Mi riferisco al mito di Medusa, la Gorgone che pagò con la vita la sua parte umana.

L’antica Grecia è ricca di leggende, alcune delle quali suscitano la mia curiosità nonostante l’argomento sia stato trattato da molti, intendo scrivere la mia visione del mito.

L’origine della storia nasce dall’unione di due divinità marine Forco e Ceto (fratello e sorella) che diedero alla luce Le Graie e Le Gorgoni accomunate dall’aspetto orrendo.

Le Graie erano tre vecchiette rattrappite dai lunghi capelli grigi, con un solo occhio che usavano a turno per riuscire a vedere.

Le Gorgoni erano anch’esse tre, dall’aspetto mostruoso, con ali d’oro e mani con artigli di bronzo, zanne e serpenti al posto dei capelli, con il potere di pietrificare chiunque le guardasse dritte negli occhi. La Gorgone per antonomasia era Medusa, custode degli inferi per volere di Persefone, era l’unica mortale fra le tre e loro regina. Inoltre era in grado di assumere sembianza femminile dall’ immensa bellezza, capace di ammaliare gli uomini. Le Gorgoni rappresentavano la perversione nelle sue tre forme: Euriale rappresentava la perversione sessuale, Steno la perversione morale e Medusa la perversione intellettuale.

Le Gorgoni

“Le Gorgoni” Dipinto di Sandro Varagnolo

Medusa era una sacerdotessa del Tempio della dea Atena, figlia prediletta di Zeus nonché dea della sapienza, delle arti e della guerra.

Medusa

Volto femminile di Medusa Dipinto di Sandro Varagnolo

Si narra che Atena fosse profondamente infastidita dalla grande bellezza di Medusa e nutrisse verso di lei un sentimento di invidia in particolare per i suoi occhi verdi smeraldo e la sua chioma fluente.

La sua smisurata bellezza attirò le attenzioni del dio del mare Poseidone, incapace di tener a bada il suo ardore, la violentò nel Tempio della dea Atena. Questo fece infuriare la dea, accusando Medusa di essersi mostrata troppo ” per vanto o timidezza” agli occhi del dio e le lanciò una maledizione bloccandola per sempre nella sua forma mostruosa.

L’importanza attribuita al simbolo della Gorgone in varie parti del mondo antico, ci fa capire fino a che punto erano diffusi questi miti.

Medusa ormai costretta ad una vita da emarginata, si rifugia in un’ isola sperduta fra le onde del Oceano Atlantico; pietrificando con un solo sguardo ogni individuo si avvicinasse alla sua casa.. Nel corso degli anni la sua fama cresce, come il suo “giardino di pietra” composto da centinaia di soldati arrivati da tutto il Mediterraneo, bramosi della sua testa come arma di battaglia.

Perseo

A questo punto della storia due destini si incrociano; quello di Medusa e Perseo, un giovane tenace la cui caccia alla testa di Medusa, diede inizio ad una delle storie più avventurose dell’antica Grecia.

Perseo nasce ad Argo, una regione della Grecia meridionale governata dal tiranno Acrisio, un re tormentato da un grande problema; la mancanza di un erede maschio. Nella società greca è di enorme rilevanza il controllo delle proprietà, il modo migliore per farlo è lasciarla in eredità al primogenito, ma Acrisio aveva solo una figlia femmina Danae.

Il tiranno consultò una profetessa che gli rivelò la sua sorte: “non solo avrebbe avuto un nipote, ma sarebbe stato ucciso dalle mani dello stesso”. Questa scoperta lo gettò nel panico tanto da far murare la sua unica figlia all’interno di una torre, assicurandosi il trono sino alla fine del suo regno.

il re attese tranquillo la notizia della morte della figlia, sapendo che non avrebbe resistito a lungo senza acqua e cibo. Dopo qualche tempo, non ricevendo informazioni dalla servitù, decise dunque di andare personalmente a vedere cosa stesse succedendo. Con suo grande disprezzo, trovò Danae con in braccio il suo bambino, Perseo.

Acrisio, non aveva tenuto conto del più prolifico fra tutti gli dei, il re dell’Olimpo, Zeus.

Zeus aveva notato Danae dall’unico spiraglio di luce della torre, così entrò da lei sotto forma di pioggia d’oro e se ne innamorò.

La cascata d’oro di Zeus potrebbe essere ispirata a un autentico fenomeno naturale a cui Perseo a dato il nome; Lo sciame meteorico delle “Perseidi”. Possiamo ammirarle nel cielo durante il periodo estivo. Le Perseidi ricordano effettivamente una pioggia d’orata.

Acrisio, temendo la vendetta di Zeus, decise allora di sbarazzarsi di entrambi, chiudendoli in una nave alla deriva in mare aperto, pensando che la natura avrebbe seguito il suo corso.

Ancora una volta Zeus pone la sua protezione su Danae e il piccolo semidio, portandoli in salvo sull’isola di Serifos.

Qui Perseo cresce forte e robusto, diventando un ostacolo per il sovrano dell’isola, che aveva messo gli occhi addosso a sua madre. Per allontanarlo chiese un dono prezioso da parte di tutti i suoi sudditi minacciando di esiliare chi non lo avrebbe accontentato. Perseo non possedeva nulla e il dittatore lo sapeva bene, ma la caparbietà del ragazzo lo fece agire d’impulso proponendosi come assassino di Medusa, unica soluzione di fronte all’esilio.

Perseo si mise in viaggio e realizzò ben presto di non avere la minima idea di dove andare e nemmeno dell’aspetto reale di Medusa, perché nessuno aveva vissuto abbastanza per poter raccontare di lei. Preso dallo sconforto iniziò a pregare e l’aiuto sovrannaturale non tardò ad arrivare. Il messaggero celeste Ermes venne in suo soccorso e gli prestò i suoi sandali alati, rivelandogli che dovrà cercare le Ninfe dello Stige, se vorrà ricevere le armi di cui a bisogno.

Le Ninfe sono creature mistiche che vivono sul fiume Stige, un corso d’acqua che separa la terra dei viventi dai morti; per trovarle deve passare dall’oscura” Isola delle Graie”; le tre megere, nonché sorelle di Medusa, inseparabili avendo un solo occhio a disposizione. A questo punto Perseo arrivato nella loro lugubre grotta, approfitta di un momento di distrazione e ruba l’occhio mandando in disperazione le vecchie. Così facendo riesce a farsi dire il luogo esatto dove avrebbe trovato le ninfe e gettato l’occhio a terra scappa via.

Le ninfe consegnano a Perseo le armi fondamentali per sconfiggere Medusa: La Spada di Zeus, lo Scudo di Atena e L’Elmo di Ade, dio dei morti.

Perseo ora è pronto per affrontare il mostro e si presenta nel tetro posto dove la creatura dimora. Entrato nel buio e roccioso tunnel, inizia a camminare all’indietro, tenendo ben serrato davanti a se lo scudo riflettente. In questo modo eviterà di fronteggiare a viso aperto Medusa impedendole di pietrificarlo. Con estrema cautela le si avvicina e con un colpo deciso le taglia la testa, portandola con se in una sacca

Dipinto di Sandro Varagnolo

“Testa di Medusa” di Sandro Varagnolo

Si narra che, dal sangue sgorgato dal collo di Medusa, uscì un cavallo alato “Pegaso“, frutto del rapporto con Poseidone. Mentre le gocce cadute dalla testa decapitata, diedero vita ai serpenti del nord Africa.

Il giovane eroe tornò a Serifos , appena in tempo per fermare le nozze della madre con il sovrano. Nel frattempo era arrivato anche suo nonno per assistere al matrimonio, questo fece imbestialire Perseo che, tirò fuori la testa dalla borsa e la usò contro i due tiranni, liberando definitivamente sua madre.

Fu proprio Perseo a dare vita a Micene, la più grande delle antiche città Stato del mondo. Per millenni si pensò fosse un mito legato alla leggenda, dato l’unico riferimento nell’epico poema omerico” l’Iliade”, ma nel XIX secolo le sue rovine furono ritrovate.

L’immagine di Medusa ancora oggi spaventa, per troppo tempo è stata descritta soltanto come un mostro incapace di provare sentimenti..

Il suo potere poteva essere usato anche a fin di bene; in greco il suo nome ha una connotazione positiva significa ” Guardiana”, ” Protettrice” spesso veniva raffigurata l’immagine della sua testa, per tenere alla larga dai pericoli e sulle armature dei guerrieri più temuti al mondo.

Simbolo Medusa

Dipinto di Sandro Varagnolo

 

Ancora oggi possiamo trovare la riproduzione della sua testa in vari negozi di souvenir in tutta la Grecia.

Credo sia stata solo vittima del suo destino e il suo vero valore non venne mai percepito sino in fondo.

Rimarrà nell’ immaginario collettivo come un mostro terrificante, io preferisco vederla come una fanciulla bellissima, in grado di trasformarsi in un mostro soltanto per difendersi.

Ringrazio con affetto l’artista Sandro Varagnolo, per avermi concesso l’utilizzo di alcune sue splendide raffigurazioni di Medusa.

Vi consiglio di visitare il suo portfolio, ne vale la pena.

Emozionante è il pensiero del firmamento stellato

ogni avventurosa vicenda descritta dalla volta celeste

intreccia i nostri destini

in un legame indissolubile

riportandoci ancor prima del grembo materno,

nell’ onirico universo

delle nostre origini divine

lontane dalla vita materiale.

Così le stelle sono il nostro unico punto di riferimento nel nostro infinito viaggio.

MD 💜